I film alla fine degli
anni ’40 prendono riferimento alla realtà, mostrando delle storie che possano
non essere inventate o sperimentate con degli effetti speciali, proprio come
hanno fatto con i primi film dell’orrore. I film neorealisti prendono forma di
ciò che capiti nella realtà, riprendendo la natura matrigna e facendo credere
che la felicità non esiste ma che sia un qualcosa creata dall’uomo e dal suo
modo di non pensare alla morte. In Italia e in Francia si prende questo effetto
reale dando possibilità ai giovani registi di poter mostrare con una cinepresa
dei film documentari sulla vita. Senza scuola di regia. Il primo piano dei film
italiani a essere considerato neorealista è proprio un film di Luchino
Visconti: “Ossessione” uscito nel 1943. Ma quello fu preso come uno dei
migliori film da rappresentare la realtà una volta per tutte è “Ladri di
biciclette” di Vittorio de Sica uscito nel 1948. Il film fu girato con
un'ampia partecipazione di attori non professionisti, basato sul romanzo di Luigi
Bartolini
del ’46.
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| Una scena del film "Ladri di biciclette" |
Ladri di biciclette, in questo caso, viene considerato un film
realista da prendere spunto in una giornata quotidiana, e farci rendere conto
quanto possa essere crudele a volte la vita. In compenso non vuol dire che il
film sia brutto. Una grande cosa che c’è da imparare nel cinema è che nessun
film è brutto e nessun altro è bello ma sono tutti un insieme di elementi che
catturano il carattere di ogni persona.


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