L’Espressionismo Tedesco indica una tendenza dell'arte che
porta a forzare parole o immagini verso un'espressività molto intensa, maggiore
di quella naturale: in questo senso ogni forma artistica, in quanto
interpretazione della realtà, può essere "espressionista". Il movimento assunse una sua fisionomia precisa tra il 1910
ed il 1924. Le sue caratteristiche essenziali erano una forte distorsione del
segno. L'Espressionismo cinematografico si affermò con circa un
decennio di scarto rispetto alle altre manifestazioni artistiche.
Arriva a esistere un solo film espressionista puro, vero e
proprio manifesto paradigmatico, “Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert
Wiene (1919). Tratti espressionisti si ritroverebbero poi, più o meno evidenti,
in una serie di altri film. Secondo altri invece l'espressionismo è uno stile
più diffuso, che caratterizza film molto diversi tra loro, come anche le opere
di Murnau, Lang ecc.
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| La locandina del film “Il gabinetto del dottor Caligari” |
Per operare distorsioni
"espressioniste" nel cinema, che sostituivano alla descrizione
oggettiva della realtà una percezione soggettiva, si dovettero recuperare tutti
quei trucchi speciali del vecchio cinema delle attrazioni, in modo da ricreare
mondi irreali, distorti, allucinatori. Anche il contenuto si adattava a temi
misteriosi e soprannaturali, prese dal regno delle ombre e dall'universo delle
creature del male, potenziate dalle possibilità del cinema. L'uso di modalità
stilistiche esasperate e deformate suscitava nel pubblico sensazioni ed
emozioni forti. Un'altra caratteristica che fece la forza del cinema tedesco di
quegli anni è l'uso del primo piano con effetti demoniaci e persecutori o,
viceversa, vittimistici e perseguitati. Il grande valore espressivo dei volti
tenebrosi, truccati pesantemente o dalle espressioni sovraccariche, venne
sfruttato in maniera coerente per la prima volta proprio nella Germania di
questo periodo. Prominente fu l'uso di fondali dipinti (di derivazione
teatrale), che portò ad una subordinazione dei personaggi, che alle scenografie
dovevano adattarsi. Angoli acuti, ombre marcate e recitazione spigolosa sono
comunque i capisaldi dell'espressionismo.


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